Rifiuti e scarti edili, il corretto processo di smaltimento

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ritiro rifiuti edili

Edilizia e rifiuti: la produzione di scarti edili

Quella che stiamo attraversando è un’epoca cruciale per il destino del pianeta. Il clima, infatti, sta cambiando vertiginosamente, e lo sta facendo in una maniera che, di fatto, non è per nulla adatta alle condizioni ambientali tipiche nelle quali dovrebbero vivere gli esseri umani. Le cause dei cambiamenti climatici vanno individuate nello svolgimento di attività particolarmente inquinanti, ma non va nemmeno trascurata l’importanza delle abitudini più dannose e controproducenti per l’ecosistema ambientale terrestre: tra queste, è impossibile non citare l’enorme danno provocato dagli esseri umani attraverso gli errati procedimenti di smaltimento dei rifiuti prodotti dalle nostre stesse occupazioni.

Un esempio è dato proprio dalla particolarità dei rifiuti edili. Per via delle caratteristiche del settore edile, è praticamente impossibile tirare su in piedi edifici di varia natura senza produrre rifiuti e scarti edilizi. Dai calcinacci alla polvere, passando per elementi in ferro, acciaio e via dicendo, non esiste una sola costruzione che, nella storia dell’umanità, abbia prodotto una quantità di rifiuti pari a zero. Ciò significa, di conseguenza, che anche i rifiuti edili vanno smaltiti in modalità specifiche e nella maniera corretta, onde evitare di infliggere un danno considerevole all’intero ambiente circostante.

Rifiuti e scarti edili: le caratteristiche

Partendo dalla definizione di rifiuto contenuta all’interno del Decreto Legislativo n. 152 del 2006, con particolare riferimento alla sezione dedicata alla disciplina specifica sui rifiuti, per “rifiuto” si intende un qualsiasi oggetto o una sostanza che, essendo nelle mani di un possessore, debba andare disfatta secondo determinate e specifiche prassi.

Nel caso specifico dei rifiuti edili, questi ultimi vengono generalmente classificati in base a due criteri differenti: il primo di questi riguarda l’origine stessa del rifiuto, vale a dire le modalità e il processo lavorativo attraverso il quale il rifiuto stesso è stato prodotto; il secondo, invece, riguarda la pericolosità che il rifiuto porta con sé, una pericolosità in grado di produrre i suoi effetti sia sulla tutela e sul benessere degli esseri umani che sullo stato di salute dell’ambiente. Dal punto di vista dell’origine, i rifiuti edili si suddividono in rifiuti urbani, normati appositamente dal comma 2 dell’articolo 184, e rifiuti speciali (comma 3 del medesimo articolo), i quali, per dover di cronaca, corrispondono a quei particolari rifiuti prodotti durante le attività di scavo, demolizione o costruzione di un edificio. Dal punto di vista della pericolosità insita nei rifiuti in questione, invece, gli scarti edili vengono generalmente suddivisi in rifiuti pericolosi e rifiuti non pericolosi.

Chi si deve occupare delle operazioni di smaltimento

In linea di massima, qualsiasi tipologia di rifiuto andrà smaltita proprio dalla stessa impresa edile che l’ha prodotta. In casi simili, infatti, l’intero onere dello smaltimento verrà demandato alla ditta che si sarà occupata della costruzione del fabbricato in lavorazione; entrando ancor più nel dettaglio, nel caso in cui i lavori siano stati eseguiti in proprio toccherà al futuro proprietario dell’immobile prendere in carico l’intera gestione dei rifiuti prodotti.

Dal punto di vista pratico, le ditte che si occuperanno delle operazioni in questione potranno anche adottare un riciclo più accurato dal punto di vista della gestione dei rifiuti: nello specifico, stiamo parlando del cosiddetto processo di demolizione selettiva, fondamentale al fine di portare a termine l’intero processo di smaltimento in maniera corretta e accurata. La demolizione selettiva assume un’importanza particolarmente rilevante: grazie a tale pratica, infatti, le ditte interessate possono mettere in atto un riciclo assai più dettagliato dei rifiuti da smaltire, con macchinari in grado di selezionare con accuratezza i singoli materiali di scarto al fine di dividerli e gestirli in maniera separata (un processo che, di fatto, viene attuato sino dalla partenza delle lavorazioni edilizie).

Le fasi di corretto smaltimento dei rifiuti edili

Veniamo ora ai processi effettivi di demolizione e smaltimento dei rifiuti. Affinché le operazioni possano essere portate a termine correttamente, gli addetti ai lavori dovranno innanzitutto provvedere a lavorare su qualsiasi tipologia di materiale pericoloso. Obiettivo principale è proprio quello di rimuovere al meglio qualsiasi sostanza inquinante, e al contempo recuperare metalli o altri elementi da riutilizzare in cantiere (o fuori dallo stesso).

Di pari passo, sarà necessario procedere con la rimozione di eventuali elementi tecnici relativi agli impianti sanitari, elettrici o di riscaldamento, e lo stesso vale per la rimozione delle pavimentazioni e dei serramenti. Operazioni simili dovranno essere eseguite necessariamente mediante frantumazione degli elementi compositivi delle aree interessate, senza trascurare le fasi di vagliatura, separazione e cernita dei singoli materiali. Una volta terminate le fasi di demolizione si provvederà a suddividere i rifiuti ottenuti a seconda della composizione degli stessi (da un parte la plastica, dall’altra il vetro, il ferro, il legno e così via), per poi procedere con il trasporto successivo presso le aree di smaltimento apposite.

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